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Società per le Gestioni e Partecipazioni Industriali
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mwbqGEPI, acronimo di mwbgSocietà per le Gestioni e Partecipazioni Industriali, è stata una mwbwfinanziaria mwcapubblica costituita per il salvataggio, la ristrutturazione e la successiva vendita delle aziende private in difficoltà.
Contents
• Note
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La nascita
Gepi nasce nel mwda1971, a seguito della legge 184, che prevedeva la nascita di una società per mwdqconcorrere al mantenimento ed all'accrescimento dei livelli di occupazione compromessi da difficoltà transitorie di imprese industriali mediante mwdginterventi, sulla base di piani di riassetto o riconversione, mwdwatti a comprovare la concreta possibilità del risanamento delle imprese stesse. Si creò quindi questo strumento per evitare di disperdere gli interventi dello Stato in mille rivoli, concentrandoli quindi all'interno di un nuovo soggetto, GEPI, che inoltre era dotato delle apposite capacità imprenditoriali per guidare le società in difficoltà.
Quindi, il compito istituzionale della GEPI doveva essere quello di entrare nel mweqcapitale di aziende private in crisi (specie piccole e mediecite-ref-1[1]) e di agevolarne la ristrutturazione, per poi uscirne; nelle intenzioni doveva trattarsi di interventi esclusivamente temporanei, anche se in effetti in molti casi la GEPI si trovò gestire aziende in crisi irreversibile e difficilmente risanabili. Per questo motivo nel linguaggio giornalistico la GEPI fu descritta come "mwfglazzaretto", "mwfwreparto di rianimazione", "mwgaambulatorio", "mwgqrottamaio di aziende".
Le attività
In una interessante analisi di Richard M. Locke, contenuta nel suo libro Remaking the Italian Economy (Cornell University Press, 1995), si afferma che tra il mwiq1971 ed il mwig1978 sono state rilevate e risollevate con successo 176 aziende in crisi. Tuttavia, anche in quegli anni si registrarono alcune situazioni che non furono risolte, come ad esempio quella delle industrie italiane operanti nel settore dell'elettronica di consumo: GEPI provò a intervenire attraverso la società Seimart (Società Esercizio Industriale Manifatturiere Radio e Tv) che assunse il controllo di mwiwMagnadyne, mwjaEurophon, mwjqLESA, senza però riuscire nel suo intento, forse a causa della ridotta dimensione delle aziende del comparto, che pregiudicava competitività e qualità dei prodotti se confrontati ai colossi del mercato, comunque già saturocite-ref-2[2].
Fu solo a partire dal mwkw1977 che, sotto le pressioni politiche e sindacali, la sua attività degenerò nell'assistenzialismo, inizialmente obbligandola ad effettuare operazioni solamente nel Sud Italia (Legge 675/77). Dal mwla1980, infatti, sempre allo scopo di tamponare crisi occupazionali, alla GEPI fu affidato il compito di prendersi in carico i dipendenti che le grandi imprese private (mwlqFIAT, mwlgMontedison, mwlwSNIA, mwmaSIR, mwmqMarzotto ed altre) avevano messo in mwmgcassa integrazione. Infatti, tra il 1980 ed il mwmw1988 la GEPI assorbì circa 25.000 dipendenti, la maggior parte dei quali furono assegnati ad aziende controllate da GEPI ed appositamente costituite e mantenuti in Cassa Integrazione per molti annicite-ref-3[3].
Nel mwpw1993 la GEPI passò sotto il diretto controllo del mwqaMinistero del Tesoro; i lavoratori in mwqqCassa Integrazione furono progressivamente assegnati a "lavori socialmente utili" in carico agli enti locali od inseriti nelle liste di mobilità. La GEPI smise di intervenire nelle crisi aziendali, per trasformarsi in una finanziaria di sostegno alle nuove iniziative imprenditoriali.
Nel mwqw1997 mutò nome in mwraItalia Investimenti S.p.A. (Itainvest) - da cui si staccò il ramo d'azienda che si occupava di politiche attive del lavoro e che divenne Italia Lavoro S.pA. - e venne poi fusa nella neocostituita agenzia mwrqSviluppo Italia.
Aziende celebri
Gli interventi della GEPI spaziarono in tutti i settori, con particolare presenza nel settore tessile e nel Sud, per scongiurare gravi crisi occupazionali; tra le aziende più note nel cui capitale entrò la GEPI vi furono le mwsacase automobilistiche mwsqMaserati e mwsgInnocenti, gestite da Alejandro De Tomaso, in cui la GEPI fu presente dal mwsw1975 al mwta1990. Solamente per la Innocenti, nel decennio tra il mwtq1976 e il mwtg1986, la GEPI erogò contributi per 185 miliardi di mwtwlirecite-ref-5[5].
Note
cite-note-11. ↑ L'intervento esterno nello sviluppo industriale del Mezzogiorno: analisi della situazione attuale e delle tendenze recenti, Raffaele Cercola, Guida Editori, 1984
cite-note-22. ↑ mwxqmwxgmwxwaireradio.org. mwyaURL consultato il 1º giugno 2015 mwyq(archiviato dall'mwygurl originale il 4 marzo 2016).
cite-note-33. ↑ A. Bonafede, mwzgMiliardi nel pozzo Gepi, mwzwLa Repubblica, 8 gennaio 1988
cite-note-44. ↑ mwawmwbamwbqrepubblica.it, su mwbgricerca.repubblica.it.
cite-note-55. ↑ mwcgmwcwmwdaRinaldo Gianola per La Repubblica, su mwdqricerca.repubblica.it.
Bibliografia
• R. Locke, Remaking the Italian Economy, Cornell University Press, 1995
• V. Castronovo, mwegL'industria italiana dall'Ottocento ad oggi, Mondadori, 2003.
• S. Carli, mwfaGEPI, ciambella col buco, mwfqLa Repubblica, 6 novembre 1992.
• S. Tamburello, mwfwEx carrozzone, ora banca d'affari, mwgaCorriere della Sera, 16 marzo 1995.
• Braccio assistenziale per aziende decotte, La Repubblica, 29 novembre 1992
Collegamenti esterni